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Problemi di studio? Ansia? Blocchi?

Come risolvere rapidamente i problemi legati allo studio? Come diventare uno studente strategico?

Guardare allo studio come un problema da risolvere, apre possibilità operative e di intervento di gran lunga maggiori rispetto a quanto lo si considera come il prodotto del binomio volontà/ capacità.

Spesso i problemi dello studente universitario, di quello delle superiori o della scuola primaria sono attribuiti a mancanza di forza di volontà o alla poca predisposizione allo studio. Si tratta di una visione antiquata e per nulla corrispondete alla realtà. Negli ultimi anni si è inoltre assistito ad un incremento dei problemi di studio connessi ai Bisogni educativi speciali (BES) e ai Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), come la dislessia, la disgrafia e la discalculia.

Va notato che tutti gli specialisti nel campo concordano sul fatto che queste difficoltà neurobiologiche sono riscontrabili in solo il 4-5% circa della popolazione scolastica e universitaria. Evidentemente il problema nasce altrove. Problema di metodo o altro?

Lo studio non è solo tecnica: è anche e soprattutto psicologia! 
L’ansia da esame è il problema più frequente, soprattutto per lo studente universitario. Si può manifestare in modo anticipatorio durante lo studio, andando a bloccare lo studio stesso o al momento della performance, durante il compito o l’interrogazione, lo studente teme la figuraccia, il giudizio, il fallimento, il parlare in pubblico.

L’ansia anticipatoria occupa tutto il tempo possibile e lo studente fatica a focalizzarsi su quello che sta facendo. Spesso non è presente solo nel momento dello studio, ma anche al di fuori, è il cosiddetto “blocco dello studente” (che può portare a procrastinare lo studio o al rimandare gli esami universitari all’infinito, fino ad arrivare ad esiti tragici).

Più io conosco le mie sensazioni di ansia, più riesco a gestire l’ansia, quindi un piccolo esercizio giornaliero può essere quello di concedersi uno spazio dedicato alla nostra ansia. Si lavora per cercare di riprodurre in modo volontario, deliberato tutte le sensazioni di ansia, una sorta di simulazione, si scatena l’ansia, la si prescrive. Cosa succede? Da questo esercizio quotidiano ci sono poi delle evoluzioni fino a trasformare quell’emozione sgradevole che si cerca di allontanare in qualcosa di familiare.

I pazienti tornano dopo una o due settimane e dicono di non essere riusciti a stare male e di non essere riusciti a svolgere il compito. Anzi a volte dicono di essersi così rilassati da essersi addormentati durante la mezz’ora. Qualcun altro sta male i primi giorni, ma poi arriva ad avere un effetto paradosso, cioè, evocando la paura, ottiene un rilassamento, la mente va su pensieri positivi e così la persona riduce a zero la reazione ansiosa e la reazione fobica. In questo modo l’ansia torna ad essere sotto-soglia, diventa non solo gestibile, ma soprattutto risorsa positiva!

Una tecnica che può sbloccare le performance dello studente
Secondo la psicoterapia breve strategica è meglio concedersi di andare con l’ansia all’esame o all’interrogazione, ma al tempo stesso di poterla anche dichiarare all’esaminatore (Watzlawick et al., 1974). Questa strategia si rivela particolarmente utile soprattutto se lo studente ha l’idea di dover nascondere all’esaminatore la sua ansia, ritenendola un aspetto negativo che deve essere celato, a discapito di ciò che potrebbe pensare chi deve valutare. Ciò che questi pazienti non considerano è che l’ansia purtroppo è infida e più si cerca di nasconderla, più si manifesta e aumenta, cresce come l’acqua che si accalca nella diga e, quando sale, travolge tutto, portando con sé distruzione e disastri. Ecco perché ogni tentativo di “rilassarsi” è vano, mentre al contrario, come diceva Dino Basili, «Confessare una debolezza è un gesto di superiorità» e nel caso dell’ansia è utile.

Attenzione poi a parlare del proprio stato ansioso e di ciò che preoccupa in modo continuo e costante, così come al condividere, nei gruppi social o nei gruppi WhatsApp, che portano ad amplificare l’ansia, con il rischio di costruire uno scenario che amplifica i timori, invece di avere un effetto catartico.

Quando, invece, lo studio è incastrato nelle dinamiche familiari, è importante dividere le responsabilità, i ruoli, soprattutto laddove ci sono genitori molto protettivi e molto presenti nella vita scolastica del figlio. Il rischio è che le ansie dei genitori si riversino nei figli!

Questi sono solo alcuni spunti di riflessione, ma non va dimenticato l’aspetto più importante: quando si ha a che fare con problemi di ansia, è necessario che l’intervento venga costruito ad hoc sul singolo studente, è bene ricordare che ogni vestito deve essere tagliato su misura per ogni paziente e, quindi, quanto sopra può essere efficace, ma magari non per tutti e non del tutto!
...e per questo il consiglio di rivolgersi ad un esperto!

Per affrontare gli esami non basta studiare tanto, bisogna anche studiare bene e prendersi cura di sé, perché tutte le debolezze o le difficoltà possono costituire una risorsa se si impara ad accettarle e a gestirle


Bibliografia:
 Bartoletti A., Lo studente strategico. Come risolvere rapidamente i problemi di studio, 2017, Ponte alle Grazie
Nardone G., Aiutare i genitori ad aiutare i figli, 2012,  
Nardone G, Giannotti E.,Rocchi R.,Modelli di famiglia, 2001, Ponte alle Grazie
Nardone G., Fiorenza A., L’intervento strategico nei contesti educativi, Giuffrè Editore, 1995

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